Kasabian @ Alcatraz, Milano 2011

Di seguito trovate una raccolta delle recensioni del concerto dei Kasabian all’Alcatraz di Milano apparse su varie testate giornalistiche.

Mentre cliccando qui (oppure scorrendo la pagina verso il basso) potete trovare i video della performance.

—————

Kasabian: si può fare

Oggi come oggi i Kasabian dimostrano di valere i coetanei ma più celebrati Killers o Franz Ferdinand

MILANO – Elevarsi al rango di rock band da stadio non è un operazione fattibile ai più. Chi ci prova senza successo di solito è troppo attento a non “svendere” la propria musica con pezzi costruiti su ganci e coretti paraculi o a crogiolarsi nella nicchia dei fan devoti, limitando il tiro ad un pubblico di onanisti musicali.

I Kasabian hanno dimostrato di potercela fare senza preoccuparsi troppo dell’immagine: messe da parte le seghe mentali, hanno convinto il 20 novembre all’Alcatraz di Milano (sold out, chapeau) con un set onesto, costellato dei loro più grandi successi costruiti su di un’energia perfettamente in simbiosi con i gusti del pubblico italiano, trasversale sia per età che per pedigree (20/30enni in egual misura rocker, hipster e giovani con birrette nello zaino). Che dimostra di conoscere le canzoni a memoria, che ama ballare, saltare e muovere le mani sulle note, ad esempio, di L.S.F.

Oggi come oggi i Kasabian, sia per i set dal vivo che per il lavoro in studio (ascoltare Velociraptor per credere) dimostrano di valere i coetanei ma più celebrati Killers o Franz Ferdiand. Tutti segnali di un probabile aggancio della band di Pizzorno e Meighan alle grandi franchise internazionali.

Fonte: Luca Garavini – Rolling Stone Italia

—————————–

L’intossicazione da Kasabian prosegue. La sovraesposizione a cui la band è esposta in questo 2011 ha del clamoroso, come d’altra parte hanno avuto del clamoroso le vendite e il feedback ottenuto da “Velociraptor“, vero e proprio disco svolta nella carriera di un gruppo che già se la passava abbastanza bene a livello di fama internazionale. Il concerto all’Alcatraz di Milano non ha fatto altro che confermare lo stato di grazia in cui si trova il combo inglese: esecuzione perfetta, energia da vendere e un pubblico talmente devoto ed esaltato che fa davvero pensare che i Nostri siano abbondantemente pronti per location più grandi, non per niente il ritorno già fissato nel 2012 avverrà in palazzetti maggiormente capienti. Certo, c’è sempre il solito problema della durata, dettaglio che sembra non interessare molto i fans, ma un’oretta e un quarto scarsa è veramente pochissimo, tenendo conto che la discografia dei Kasabian conta già quattro dischi da studio.

Tralasciando la considerazione da critico perennemente insoddisfatto, possiamo raccontare di una serata che non ha vissuto praticamente pause e ha regalato le maggiori hits subito in apertura, giusto per far capire ai convenuti che, nonostante il freddo barbino all’esterno, non ci sarebbe stato spazio se non per il sudore internamente. D’altra parte è un merito avere nel proprio bagaglio “Shoot The Runner” e “Underdog” da poter sparare insieme ai due maggiori successi dell’ultima fatica discografica. Toccato anche il debutto con “I.D.” e “Club Foot” mentre il delirio assoluto si è scatenato su “Fast Fuse” e le conclusive “Vlad The Impaler” e “Fire“. Pizzorno è il boss benchè sul palco la scena se la prenda Tom Meighan, gli altri stanno al loro posto costruendo un buon muro sonoro. Aspettiamoceli a breve in posizioni elevatissime nei festival estivi, è il loro momento e pare che i ragazzi abbiano trovato la chiave giusta per sfruttarlo fino in fondo…

Fonte: Outune

——————————-

La recensione di Rockol dello show di Milano
Tempismo. Questa stata è la miglior dote dei Kasabian. In un decennio in cui la scena rock inglese non ci ha regalato chissà quali band indimenticabili, i ragazzi di Leicester hanno saputo ritagliarsi piano piano un ruolo importante a suon di bei dischi e di solide performance live. Il fatto che l’Alcatraz di Milano, che stasera li ospita per la prima delle loro date italiane, sia sold out da più di un mese è solo l’ultimo pezzo del puzzle. Un puzzle che Serge Pizzorno, Tom Meighan e compagni hanno sapientemente costruito in questi anni, fino all’ultimo acclamato album “Velociraptor!”. Tutto merito, se volete, del loro approccio: grandeur e arroganza tutte inglesi, aggiunte al merito di saper rielaborare la tradizione rock antica e recente della Madre Albione con freschezza e ispirazione. Non poco, insomma.

Lo show dei Kasabian, lo si capisce subito, non punta ai palati fini ma la butta sui muscoli e sui ritornelli: la scelta di aprire con il singolone “Days Are Forgotten”, forte di una progressione ritmica alla Primal Scream, spiega tutto. La successiva “Shoot the runner” non fa che confermare il teorema. Tom Meighan, che si presenta con la solita “faccia da schiaffi” e un bel paio di occhiali scuri, sfoggia dei capelli rockabilly e dimostra subito di essere bravo ad accendere il pubblico milanese. Serge Pizzorno, o “Sergio” come invocano i fan, è invece di casa viste le sue origini genovesi e si sforza il più possibile di ringraziare gli spettatori in un italiano che tradisce palesemente l’accento brit.
Il suono del gruppo è forte e compatto, anche se a volte la chitarra di Pizzorno è troppo sacrificata nel mix, soprattutto nei momenti in cui i riff dovrebbero farla da padrone. Il pubblico dal canto suo è davvero scatenato, soprattutto sui brani vecchi: ecco che “Underdog”, il vero tributo dei Kasabian ai fratelli Gallagher, lo fa saltare per bene e apre la strada a “Where did all the love go?”. L’acidissima “I.D.” invece ci riporta al bellissimo e omonimo disco d’esordio del 2004, mentre “I hear voices” e “Re-wired” confermano che qualche nuovo brano non ha ancora trovato la sua dimensione definitiva dal vivo.
Ogni tanto, Tom Meighan si defila e “Sergio” si carica tutta la band sulle spalle. Tocca allora alla psichedelica “Take aim”, estratta da quel grande e ambizioso caleidoscopio sonoro chiamato “West rider pauper lunatic asylum”, dare un primo momento di pausa. Nell’introduzione del brano la tromba di Gary Alesbrook accenna perfino l’Inno di Mameli. Peccato che con la successiva “Club foot” la calma sia solo un ricordo lontano, presi come si è dalla bolgia che si scatena all’Alcatraz.
Si vi avanti tra le suggestioni marziali di “Empire” e l’ottima “La fée verte”, una storia di fate verdi e “Lucy in the sky” che ci fa capire come Pizzorno abbia studiato come un bravo scolaretto le atmosfere lisergiche di Syd Barrett e John Lennon. Con “Fast fuse” si finisce invece in territori cinematografici con l’omaggio a Quentin del secondo chitarrista Jay Mehler al tema di “Pulp Fiction”. Dopo la ballata pop “Goodbye kiss”, tocca alla trascinante “L.S.F.” chiudere il set regolare tra gli applausi del pubblico.

Il gruppo va nel retro per qualche minuto. Poi parte il synth di “Switchblade smiles” e più che all’Alcatraz sembra di essere all’Hacienda negli anni della Madchester. Sicuramente il più potente tra i nuovi brani, almeno dal vivo. Sulla stessa scia la favoletta horror “Vlad the impaler”, ancora con un groove trascinante. Il finale è affidato invece a “Fire”, costruita su chitarre seventies e su un ritornello che resta appiccicato alle orecchie. La band la prolunga il più possibile, facendo ballare il pubblico. Finisce qui, in attesa delle date di febbraio a Roma e Padova.

I Kasabian sono ormai una realtà consolidata. Sanno tenere il palco alla grande e hanno acquistato anche quel mestiere che gli permette di gestire i concerti con la giusta autorità. Forse sono pronti anche per locali più grandi dell’Alcatraz, visto che in Inghilterra li affrontano già da anni. Quindi, visto che l’autostima non gli manca, ci divertiamo a lanciare loro una sfida: perché non provarci in un palazzetto, la prossima volta? Da inglesi spacconi quali sono, siamo convinti che non si tireranno indietro.

(Giovanni Ansaldo)

Fonte: Rockol

——————-

A fine concerto, uno degli elementi per valutare se è stato o meno un buon live, è la condizione della mia t-shirtSe da strizzare, allora il giudizio è positivo. Non è dovuto solo al pogo, a quanto hai saltato tu, ma al calore sprigionato della folla intera, al contatto appiccicoso provocato da braccia alzate, mani e scarpe che pestano duro. Questo distingue un concerto dall’ascolto di un cd.

I Kasabian non sono una band heavy metal, e in scaletta ieri sera all’Alcatraz hanno insierito tutte le loro ballad più melodiche, ma sanno esaltare il loro pubblico. Lo fanno cantare, agitare, in una parola trasmettono energia.

SOLD OUT per quella che doveva essere l’unica data in Italia (da poco sono state aggiunte altre date) di una delle band più carismatiche della scena rock attuale. Ribattezzati “i nuovi Oasis” forse riusciranno addirittura a batterli. Partiti a bomba con “Days Are Forgotten” hanno suonato per un’ora e mezza filata, senza risparmiare i pezzi migliori da “Underdog”, “Shoot The Runner”, “Vlad the Impaler”,  ”Where Did All The Love Go?” e “Fast Fuse“, dei veri trascinatori di folla! Un’esplosione di adrenalina che ha scusato anche il nuovo look di Tom Meighan, con ciuffo alla Elvis e occhiale da divo, un po’ lontana dalla prima immagine freak degli esordi. A tenere alta la personalità del gruppo Sergio Pizzorno, l’uomo perfetto (ci chiediamo quale siano i suoi difetti: polistrumentista, canta, compone musica e testi, gioca a calcio, porta la bandana senza essere ridicolo ed è pure padre di famiglia!).

Verdetto finale: se riescono a non infighettarsi troppo, ci faranno dimenticare presto i fratelli Gallagher. Noi siamo senza dubbio del partito “L.S.F. (Lost Soul Forever)“…e la mia tshirt è finita dritta dritta in lavatrice!

Per chi non è riuscito a sentirli ieri sera, due le prossime date:  Roma all’Atlantico il 24 Febbraio 2012 e Padova al Gran Teatro Geox il 25 Febbario 2012, per info clicca qui .

Fonte: Modalità Demode

——————————-

MEMORABILE!!!!! Sono a conoscenza del fatto che, nel mio ruolo, bisogna essere imparziali e un concerto lo bisogna recensire oggettivamente; ma quando un concerto mi esalta lo devo dire punto e basta.

Forti dell’ultimo capolavoro chiamato “Velociraptor!” ( a parer mio il disco del 2011), i Kasabian riempiono l’Alcatraz e lo fanno pure saltare in aria.
Attaccano intorno alle 21 – mi perdo il gruppo spalla chiedo venia – luci degne dei Pink Floyd di barrett e aprono con il singolo “Days Of Forgotten“: precisione maniacale, impatto da paura e un ottima presenza fanno letteralmente saltare in aria il locale milanese.
Il mio stupore sta nel fatto che non vedo UNA persona FERMA, ultimamente noi italiani stiamo parecchio “fermi” durante i concerti e questo è un male.
Ma Sergio e soci sprigionano una tale energia che muovere il piedino diventa indispensabile! Le altre cartucce si chiamano “Shoot The Runner” e “Under Dog“.
Si susseguono vari pezzi tratti dai 4 album dei Kasabian tra cui “Club Foot” ed “Empire“.
Una puntatina ancora all’ultimo disco con “Rewire“: si alternano momenti di euforia a momenti in cui sembrano aleggiare spettri come Lennon e Barrett.
Si arriva così a “L.S.F.” singolo che fece conoscere al grande publico i Kasabian un po’ di anni fa. La coda è affidata al pubblico e la band si congeda per il classico “momento simpatia”. I bis sono tre bombe: “Switchblade Smiles” e “Vlad The Impaler” seguiti da una chiusura con “Fire” che decreta il concerto all’alcatraz come il piu’ bello visto negli ultimi tempi.
Gente che si diverte , salta , balla e urla le canzoni della band, suoni perfetti e una band come poche ce ne sono in giro.
Dio benedica i Kasabian,
Matteo Candiani.

Fonte: AllAreaAccess

———————————–

Lo aspettavamo da tempo e finalmente è arrivato. Nonostante la nebbia ed il traffico stupido di Milano arriviamo prima dell’apertura cancelli, non c’è tantissima gente, aumenterà esponenzialmente negli ultimi minuti prima dell’inizio.
Incontro finalmente il Rozza, la leggenda dei concerti e poi mi riposiziono con Fabio sulla balconata in un’inedita postazione arretrata, rispetto alla nostra abituale, tra le prima file.
Ad aprire il concerto ci sono i Chaos Surfari, band italiana che suona grunge punk, o qualcosa del genere.
Finita la loro esibizione arriva il solito vecchino che si occupa di sistemare le chitarre dei Kasabian ed è subito ovazione.
Si comincia con molta energia! Days Are Forgotten seguita da Shoot The Runner, Velociraptor, Underdog e Where Did All The Love Go! Dalla nostra posizione rialzata intravediamo il pogo nel quale solitamente siamo immersi. La situazione si tranquillizza con I.D., I Hear Voices e Take Aim per poi riscaldarsi nuovamente sulle prime note di Club Foot seguita da Re-Wired ed Empire, è di nuovo il delirio!!!
Seguono poi La Fee Vert e la riuscitissima Fast Fuse/Pulp Fiction, per lasciare spazio ad un momento di emozione unica con Goodbye Kiss. Torna l’energia e la potenza con la trascinante L.S.F. a seguito della quale il gruppo lascia il palco per qualche minuto.
Torna il vecchino ed un paio di altri tecnici e poi arriva il gran finale. Swithblade Smiles, Vlad The Impaler e soprattutto FIRE! In quel momento l’Alcatraz sembra crollare!
I ‘ragazzi’ hanno ancora una volta (per me era la quarta) dato una prova di grande energia e potenza, non si sono risparmiati in niente, come già detto più volte, sono il gruppo che più mi da soddisfazione dopo la fine degli Oasis.

Fonte: Spanzotti

————————-

Ci ho provato: mi sono trattenuta dal fare la bimbetta urlante su due pezzi da carta stampata, ma mi accorgo che riaperto wordpress qui no, non ce la faccio. Ho visto del resto i Kasabian 3 volte in 4 mesi, non riesco ad essere oggettiva vedendoli fare un concerto migliore di volta in volta.

Aprono alle 20 i Chaos Surfari e la prima cosa che mi viene in mente -sebbene la loro musica non sia assimilabile- è che sono i we are scientist in acido. Poi dicono che sono 48 ore che sono in piedi. Non pare, perché suonano ben bene e scaldano ben benino il pubblico, che affluisce con calma escluso il blocco già presente nelle prime file.

E poi? Poco dopo le 21, dopo che il pubblico spazientito dal vuoto supporters-cambio palco-inizio inizia a urlare “Sergio Sergio” iniziano a spegnersi le luci ed eccoli entrare.

Eccoli Meighan-Pizzorno, coppia di amici fraterni che si diverte un casino a suonare sul palco: e si vede. Traspare carisma, la band è molto affiatata e da l’idea di divertirsi molto, tra sguardi e sorrisi complici dei membri, bacetti tra i due e occhiate di intesa e risate. Si divertono e fanno divertire: al diavolo se zompa una corda della chitarra o se Tom ride durante una strofa. Cosa importa se fermi qualcuno al semaforo e non sa canticchiarti una canzone rimasta memorabile dopo 4 album dei Kasabian. Vai a un loro live e hai avanti una delle più potenti macchine da guerra che fa musica senza grandi fronzoli ma con un ottimo lavoro di scrittura dietro.

E l’interpretazione: Meighan è capace di interpretare ogni canzone creando un rapporto quasi sensuale col pubblico. Lui, i suoi occhiali da sole in stile preppy, il jeans attillato e le pose che attendono i boati. Fighi. C’è altro modo per definirli? Una band di fighi senza che si facciano le pippe mentali per essere stylish, come il rock ormai impone ai cantanti. Rustici e diretti nei modi, ma elaborati nello scrivere canzoni che oscillano tra il buon cantautorato figlio di zio Noel e l’inno da stadio.

E il paraculismo che tanto ci piace: strombettare Mameli prima di Take Aim cantata da Pizzorno. Sergio, per favore, non Serge. Uno che si sforza a risponderti anche in italiano stentato a metà interviste. Uno che tifa Genoa (passiamoci sopra).

Per quanto riguarda la setlist le canzoni sono rimaste invariate rispetto ai tour precedenti, escluso le sette nuove tracce da Velociraptor! Ben dosate, tra tracce più movimentate e qualcuna più lenta per rifiatare. Fino a LSF dedicata ai discografici italiani e poi alla pausa. Rifiato, ché la settimana precedente ad antibiotici si fa sentire. Il synth di Switchblade Smile che fa vibrare tutto. E poi mi preparo all’uno, due più devastante dai tempi Timeisrunningout-Pluginbaby: Vlad the impaler e Fire a chiudere facendo ondeggiare l’Alcatraz. Perché parlare dei Muse? Perché eravamo una colonia di musiani lì a vederli. Perché i Kasabian e i Muse sono le migliori rock band in circolazione adatte a riempire uno stadio senza tanti stratagemmi ma solo con la potenza della loro musica.

Fonte: RadioNation

——————

Replica, condita con i nuovi pezzi, del concerto relativamente recente avvenuto sempre qui all’Alcatraz nel 2010:
  • Qualità del suono: 7 – due anni fa l’impressione era stata ottima, potenza che valorizzava la musica della band inglese. Quest’anno la potenza stessa ha rovinato più che altro le voci, distorcendole un po’.
  • Luci ed effetti: 8 – atmosfera cupa e riflettori che si muovono e puntano verso il pubblico, da metà sala l’effetto è suggestivo.
  • Organizzazione: 7
  • Ambiente: 7 – è chiaro che ad un concerto del genere si poga di brutto ed allora, sapendolo prima, si sta un po’ in disparte. Peccato che qualcuno debba per forza fumare anche se non si può e che nessuno pensi di punirli o almeno di farli smettere.
  • Simpatia:  9 – i fan puntano sull’italianità di Serghio Pizzorno i cori sono tutti per lui, il quale ricambia con innumerevoli gesti di affetto e devozione, finalmente si è lasciato andare rispetto alle precedenti apparizioni; ha capito come accontentarci, e insieme a poche parole in italiano (ma pronunciate benissimo), ci infila pure l’Inno di Mameli accennato dal trombettista prima di Take Aim.
    Il gruppo è unito, cenni d’intesa e battute (a noi ignote) condiscono con sorrisi tutta la serata.
  • Capacità esecutive: 9 – spettacolo confezionato senza pause, ogni pezzo (o quasi) è collegato a quello successivo. Tastiere, fiati, sintetizzatori, tutto concorre a produrre un suono compatto che crea un’atmosfera dark, rock… sembra di essere immersi in una perenne Within Without You / Tomorrow Never Knows (Beatles).
  • Durata, setlist: 8 – ci sono tutte, forse qualcosa meno. Finale devastante!
  • GLOBALE: 9

Fonte: Diesis Live

VIDEO

1. Days Are Forgotten
httpv://www.youtube.com/watch?v=7k79_OhcHog

2. Shoot The Runner

httpv://www.youtube.com/watch?v=HWsxvl55us8

3. Velociraptor!
Video incompleto
httpv://www.youtube.com/watch?v=l89bbk9QOMs

4. Underdog
httpv://www.youtube.com/watch?v=W5i3jnO__jk

httpv://www.youtube.com/watch?v=c8VBlGr9IL0

5. Where Did All The Love Go?
httpv://www.youtube.com/watch?v=-cT0uxoQAQg

6. I.D.
httpv://www.youtube.com/watch?v=Z-gOdeicCC4

httpv://www.youtube.com/watch?v=3Tkp0DnTUFU

7. I Hear Voices
httpv://www.youtube.com/watch?v=vaDFTAG0g5g

8. Take Aim
httpv://www.youtube.com/watch?v=KIcXr1q2B7A

9. Club Foot
httpv://www.youtube.com/watch?v=EAnGQZ3T8oY

10. Re-wired
httpv://www.youtube.com/watch?v=QZC56W-cewg

11. Empire
httpv://www.youtube.com/watch?v=QLu1Kwj19G0

12. La Fée Verte

httpv://www.youtube.com/watch?v=i8zH1IF_YCQ

13. Fast Fuse/Pulp Fiction
httpv://www.youtube.com/watch?v=faCpup6TdaY
httpv://www.youtube.com/watch?v=U4_-86JhSVs

14. Goodbye Kiss
httpv://www.youtube.com/watch?v=A6Yzwm9o9_c

15. L.S.F. (Lost Souls Forever)
httpv://www.youtube.com/watch?v=gq5k6W8D2Oo

httpv://www.youtube.com/watch?v=GnXTEdpSHo8

httpv://www.youtube.com/watch?v=U5ArD-YGy4o

Encore:

16. Switchblade Smiles
httpv://www.youtube.com/watch?v=jVJ2kRMTUAE

httpv://www.youtube.com/watch?v=HOwrsHSmDWs

17. Vlad The Impaler
httpv://www.youtube.com/watch?v=3FD7ZxpZI7A

httpv://www.youtube.com/watch?v=GyjUx_btajo

18. Fire
httpv://www.youtube.com/watch?v=lqiu19JNRk8