2011 – Velociraptor!

Titolo Durata
1 Let’s Roll Just Like We Used To 04.47 Testo Traduzione
2 Days Are Forgotten 05.02 Testo Traduzione
3 Goodbye Kiss 04.04 Testo Traduzione
4 La Fée Verte 05.47 Testo Traduzione
5 Velociraptor! 02.51 Testo Traduzione
6 Acid Turkish Bath (Shelter From The Storm) 06.01 Testo Traduzione
7 I Hear Voices 03.58 Testo Traduzione
8 Re-wired 04.44 Testo Traduzione
9 Man Of Simple Pleasures 03.51 Testo Traduzione
10 Switchblade Smiles 04.13 Testo Traduzione
11 Neon Noon 05.20 Testo Traduzione

L’album è uscito in versione digitale il 16 settembre, in versione CD e CD+DVD il 19 settembre 2011 in UK, mentre in Italia il 20 settembre 2011.

Track by Track, by Sergio Pizzorno
Track by Track, by Kasabian Italia

Track by Track – Video documentary

Velociraptor!

Diciamolo subito: i Kasabian hanno creato un mostro. Una creatura che metterà soggezione ai seguaci, che infonderà timore nel cuore dei nemici e che sembra pronta a starsene a cavalcioni del mondo alla stregua di un colosso. Pienamente giustificato, dunque, che a dargli il titolo sia una delle più spaventose creature che abbiano mai calcato la Terra.

“Il velociraptor era l’unico dinosauro in grado di sconfiggere il Tyrannosaurus Rex”, spiega il chitarrista e compositore della band Serge Pizzorno. “Ci riusciva cacciando in branco e stando sempre insieme ai suoi simili. Quando incontrai Tom (Meighan, il cantante del gruppo) per la prima volta, mi disse che se mai avesse avuto una band l’avrebbe chiamata i Velociraptors. Oggi è sembrato il momento giusto per usare quel nome, perché siamo sempre lo stesso gruppo di amici fraterni che eravamo quando abbiamo cominciato. E dopo l’ultimo disco volevamo un titolo che fosse immediato e aggressivo”.

L’ “ultimo disco” a cui Pizzorno si riferisce è, ovviamente, ‘West Ryder Pauper Lunatic Asylum’: terzo album nella discografia della band e secondo numero uno nelle classifiche inglesi, un capolavoro psichedelico che ha venduto quasi un milione di copie nel mondo (e la discreta cifra di 730.000 copie nel Regno Unito) confermando la collocazione dei Kasabian ai piani più alti del rock britannico.

Oltre a procurare al nuovo decennio il primo vero inno da festival nelle fattezze del singolo “Fire” (un hit da Top 3 nelle charts inglesi), quel disco conteneva un impressionante assortimento di altre cose. Votato miglior album dalla rivista Q e nominato al Mercury Prize, ha fruttato alla band anche un premio come miglior gruppo britannico ai Brits, il riconoscimento di miglior album agli NME Awards e una quantità di altre nomination. “E’ sorprendente essere diventati così popolari  grazie a quel disco”, dice Serge. ” ‘West Ryder’ è stato il nostro ‘Ogden’s Nut Gone Flake’ (il “classico” datato 1968 degli Small Faces). In quell’album tutto era perfetto. Ma lo abbiamo fatto ed è ora di andare avanti. Abbiamo alzato la posta in gioco”.

Se ‘WRPLA’ vedeva i Kasabian emergere da una sterminata palude di influenze con una propria identità,   “Velociraptor!” è la stessa bestia ormai pienamente cresciuta. E’ il suono di una band che ha assorbito gli insegnamenti di diciotto mesi trascorsi a suonare negli stadi e sui palchi principali dei festival e li ha messi in pratica. Conferma Serge: “Il successo di ‘West Ryder’ è la dimostrazione che alla gente non piace farsi propinare sempre la stessa musica”.

“Come persone non siamo cambiati. In un palazzo elegante di Monaco o nel pub sotto casa siamo sempre il solito branco di ragazzi che ama sfottersi e scherzare. Ma avere successo significa che ora, musicalmente, possiamo andare dove vogliamo. E’ quello che mi è sempre piaciuto dei Beastie Boys, non sapevi mai cosa avrebbero fatto la volta successiva”.

L’ispirazione per il nuovo album è arrivata a notte fonda nella nuova casa di Serge, immersa nella campagna del Leicestershire. “Ho un vecchio jukebox”, spiega Pizzorno. “Una notte sono rimasto in piedi fino alle sei del mattino, e quell’apparecchio continuava a sputar fuori un brano più bello dell’altro: qualunque cosa, da Elvis ai Chemical Brothers. Accidenti,  ho cominciato a pensare, che bello sarebbe fare un album così. Un disco che puoi mettere su in qualunque momento del giorno o della notte e che ti snocciola un gran pezzo dietro l’altro. Sapevo che era una cosa estremamente ambiziosa, ma se ci fossimo riusciti i risultati avrebbero potuto essere incredibili”.

Per realizzare un’impresa erculea come questa persino Serge aveva bisogno di una qualche assistenza dall’esterno. E così ogni notte, dopo che era andato a dormire, una misteriosa presenza entrava dalla finestra del suo studio per venirgli in soccorso. “Lo so, sembra una follia”, ride. “Me ne stavo a casa a fare il papà e ad accudire Ennio, il mio bimbo. Poi andavo in studio, premevo il pulsante del play e ascoltavo quella musica meravigliosa. ‘Ma chi cavolo l’ha fatto?’, mi chiedevo. Non ricordavo niente di tutto ciò. Dormivo molto poco e a un certo punto mi sono immaginato che ci fosse uno spirito messicano che scendeva da qualche parte a darmi una mano”.

Il risultato di questi confronti metafisici è una collezione di canzoni straordinarie caratterizzate da testi affilati come lame di un rasoio. Affrontando soggetti diversi come la vacuità del culto della celebrità

(“Cani da borsetta/Tutti sono delle star”, recita il testo di ‘La Fee Verte’),  il sentimento bruciante dell’autogiustificazione (‘Days Are Forgotten’) e la distruttività di certe storie d’amore (la ninnananna rock’n'roll ‘Goodbye Kiss’) il disco è la prova che la carenza di sonno può essere in sé una potente droga allucinogena. “Ho trascorso un mese a lavorare solo sulle parole. Non lo avevo mai fatto prima”, spiega Serge.

“Sono molto influenzato dagli MC. Adoro il modo in cui Wu-Tang, Gift Of Gab e Doom sciorinano parole. Qualcuno ha fatto notare che i testi di questo disco non sono quel che ci si aspetterebbe da un neo papà, ma è così che mi sono venuti” (ride). Come nel caso di ‘West Ryder’, anche stavolta i nastri sono stati portati a San Francisco per essere missati da Dan “The Automator” Nakamura. Lì, nell’arco di sei settimane, ‘Velociraptor!’ si è fatto i muscoli e Tom Meighan ha prodotto le sue migliori interpretazioni  vocali di sempre.

“Tom è stato straordinario”, sogghigna Serge. “Si faceva delle folli camminate di otto miglia per le strade di San Francisco, cantando le canzoni mentre attraversava il Golden Gate Bridge. Poi tornava in studio e andava dritto al bersaglio”.

Il pezzo finale del puzzle è arrivato con l’aggiunta degli archi ai British Grove Studios di Londra. “Quella è stata un’esperienza fantastica”, racconta il chitarrista. “Ero lì a dirigere un’orchestra di venti elementi e a dare indicazioni assurde, spiegandogli che volevo qualcosa di ‘spaventoso’, o ‘più horror’. I risultati sono stati magnifici, scioccanti”.

Aggettivi adatti entrambi a descrivere lo stesso ‘Velociraptor!’ Mettetelo sotto un microscopio e trovererete tracce di DNA musicale della più varia provenienza: dai Nirvana (nella mostruosa macchina turbo-disco di ‘Re-Wired’) ai Led Zeppelin (‘Days Are Forgotten’, un pezzo che sembra fatto apposta per scuotere il pubblico degli stadi), da Karen Dalton (‘Goodbye Kiss’) ai Boards Of Canada (‘Shelter From The Storm’). Il risultato finale, tuttavia, è al cento per cento Kasabian. Solo più maturi, più saggi e capaci di ottenere il massimo in ogni occasione. Come Tom canta in ‘Re-Wired’, ‘Giro l’interruttore e ti faccio sentire elettrica”.

“L’obiettivo era di realizzare un classico moderno”, conclude Serge. “Un disco a cui la gente possa affezionarsi e che possa cantare. Sono passati quindici o sedici anni dall’uscita dell’ultimo album che si possa realmente considerare un  classico, ma credo che ci siamo riusciti”.

La miglior band della Gran Bretagna ha realizzato il suo album migliore. Perfetto per party casalinghi e concerti da headliner, monolocali e teatri come il Budokan. Oltre che per juke box in funzione 24 ore su 24. Come anche il Tyrannosaurus Rex ha scoperto, è inutile tentare di opporsi.